Da "Il sole 24 ore"
Mercoledì, 27 Settembre 2023 15:24

Appalti irregolari, l’INPS può chiedere i contributi anche senza l’azione del lavoratore

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La Cassazione, con Ordinanza 26588/2023, mette a fuoco la questione della legittimazione dell'INPS ad avanzare pretese contributive nei confronti dei committenti, a fronte di appalti irregolari stipulati in violazione dell'articolo 29, comma 1 del D. lgs. 276/2003.

Il quadro normativo entro il quale si muove la decisione è dato sostanzialmente dall'articolo 29 commi 1 e 3-bis. Nel comma 1 viene descritta la distinzione tra appalto (articolo 1655 del Codice ci-vile) e somministrazione, basata sulla organizzazione dei mezzi necessari da parte dell'appaltatore, che può anche risultare, in relazione alle esigenze dell'opera o del servizio dedotti in contratto, dall'esercizio del potere organizzativo e direttivo nei confronti dei lavoratori utilizzati nell'appalto, nonché per la assunzione, da parte del medesimo appaltatore, del rischio d'impresa. In base al comma 3-bis, quando il contratto di appalto sia stipulato in violazione di quanto disposto dal comma 1, il lavoratore interessato può proporre ricorso giudiziale notificato anche soltanto al soggetto che ne ha utilizzato la prestazione, e chiedere la costituzione di un rapporto di lavoro alle dipendenze di quest'ultimo.

Da un punto di vista strettamente normativo, l'INPS dunque non rientra tra i soggetti legittimati a rivendicare la sussistenza di un rapporto di lavoro alle dipendenze dell'utilizzatore, quando l'appalto sia irregolare. Si pone, come conseguenza, il problema di verificare se, per effetto di questo impedimento, l'INPS sia inibito anche a richiedere la contribuzione omessa nei confronti delle imprese utilizzatrici, in difetto di impugnazione o ricorso da parte dei lavoratori interessati.

Interviene infatti, e con evidenza, il principio, ormai connaturato al sistema, della sostanziale autonomia del rapporto contributivo rispetto al rapporto di lavoro, nel senso che le vicende che riguardano incidentalmente il rapporto di lavoro non possono incidere sull'autonomo rapporto contributivo che vincola il datore di lavoro e fa sorgere diritti indisponibili. Sotto diverso profilo, l'azione dell'ente, volta al recupero di somme destinate a fornire la provvista generale per il pagamento delle prestazioni previdenziali, non potrebbe essere inibita da un atto puramente facoltativo quale la proposizione del ricorso da parte del lavoratore.

Sul punto, la Cassazione ricorda che l'accertamento della natura fittizia del rapporto di lavoro con il datore di lavoro interposto è oggetto di una questione, a carattere pregiudiziale, che il giudice conosce in via incidentale ove sia richiesto il pagamento di contribuzione da parte dell'ente. Per tale motivo, non è necessaria la previa azione del lavoratore volta all'accertamento della natura fittizia del rapporto di lavoro con l'appaltatore per effettuare questo accertamento anche per il profilo contributivo (Cassazione 31144/2019). Il regime previdenziale è infatti indisponibile, e non può essere soggetto ad un'ipotetica iniziativa del lavoratore.

Ultima modifica il Mercoledì, 27 Settembre 2023 15:48
Francesco Barattucci

Area Lavoro, Sindacale, Relazioni Industriali Segreteria Sezioni Automotive, Meccatronica


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